Attacchi informatici

Dai primi virus ai sofisticati attacchi moderni: l’evoluzione dei pericoli informatici


Molti pensano ai virus informatici come minacce distruttive capaci di paralizzare sistemi e rubare dati, ma Creeper, il primo virus informatico della storia, o meglio il primo worm, non aveva nulla di maligno. Al contrario: era un esperimento quasi “giocoso”, creato per pura curiosità tecnica. Creeper nasce nel 1971 e viene chiamato il “verme” buono. Venne Creato da Bob Thomas,ingegnere di BBN Technologies e non danneggiava nulla. Semplicemente si spostava da un computer all’altro, replicandosi autonomamente e mostrando il messaggio:”I’m the Creeper, catch me if you can!”(Sono Creeper, prendimi se ci riesci!)

Negli stessi anni nacque Repear! Per rimuovere Creeper venne creato un altro programma, Repear, considerato da alcuni il primo antivirus della storia. Esso si comportava in modo simile a Creeper, ma invece di replicarsi cercava e cancellava il worm originario. Il primo vero e proprio Virus a larga diffusione si chiamava Cloner, e venne creato nel 1982 da Rich Skrenta, uno studente di 15 anni, per computer Apple II. Esso si propagava tramite floppy disk infetti e dopo 50 avvii del sistema infettato, mostrava una poesia scherzosa sullo schermo, anche stavolta senza arrecare reali danni permanenti. Dagli anni 90, con la diffusione di massa di internet inizia l’evoluzione dei virus informatici. In quel periodo storico infatti i virus informatici hanno subito una trasformazione radicale. Se un tempo bastava un floppy disk per diffondere un malware, con l’avvento della rete globale la minaccia ha preso nuove forme: i worm, programmi auto-replicanti capaci di viaggiare autonomamente via email e reti. Prima del 2000, alcuni worm hanno segnato un’epoca, diventando leggendari per la loro velocità di diffusione: Melissa, ad esempio, che nel 1999 fu uno dei primi worm a diffondersi via email, infettava i computer inviando copie di sé stesso ai primi 50 contatti della rubrica della vittima, bloccando server di posta e creando un vero e proprio caos digitale.

Nello stesso anno nasce Happy99 conosciuto anche come “Ska”; esso si diffondeva come allegato email ma aveva la caratteristica di mostrare fuochi d’artificio sullo schermo, creando panico e curiosità. L’anno successivo nasce Bubbleboy :esso fu rivoluzionario perché capace di auto-eseguirsi senza bisogno che l’utente aprisse un allegato, sfruttando una falla di Internet Explorer e Outlook Express. Era il primo vero campanello d’allarme per la sicurezza della posta elettronica. Il 2000 è stato l’anno in cui è esploso il fenomeno degli script virus. Il virus “I Love You”, apparso come una innocua email con un messaggio d’amore, si è rivelato un malware devastante. Sfruttava la capacità di alcuni client di posta di eseguire script all’interno di email HTML, cosa che gli permetteva di infettare il computer senza che l’utente cliccasse su nulla. Il risultato? Milioni di computer infettati in tutto il mondo, danni per miliardi di dollari e una nuova consapevolezza della pericolosità di messaggi apparentemente innocui. Dal 2001 in poi, i worm hanno cominciato a evolversi ulteriormente: non più solo via email, ma sfruttando vulnerabilità di sistemi e programmi per diffondersi automaticamente, senza alcun intervento umano. Il picco di questa ondata si è avuto nel 2003-2004 con un episodio che ha fatto storia: 

Nel 2003 nasce SQL
Slammer, il worm più veloce mai visto, capace di infettare metà dei server Internet in soli 15 minuti. Causò un blackout nei servizi bancari, interruzioni delle emergenze a Seattle e disservizi nei voli di diverse compagnie aeree. Negli ultimi quindici anni la natura delle minacce informatiche è cambiata drasticamente: i malware non sono più solo scherzi o fastidi da PC domestico, ma strumenti studiati per sabotare infrastrutture, spiare governi o estorcere milioni agli utenti. Dalla discreta azione di sabotaggio mirato ai sindacati criminali che impiegano il ricatto digitale, il panorama è diventato più complesso — e più pericoloso. Emerge un nuovo tipo di attacco: un software scritto appositamente per interferire con macchinari industriali.

Stuxnet
ne è l’esempio più famoso. Venne progettato per infiltrarsi nei sistemi di controllo industriale, non si limitava a copiare file o a rubare dati: mirava a modificare il comportamento delle macchine. L’attacco ha dimostrato che, con malware sofisticati, non si può più separare la sicurezza informatica dalla sicurezza fisica: un codice malevolo può avere conseguenze anche nel mondo reale. Non tutti i malware sono orientati al danno fisico.

Flame
è stato scoperto come piattaforma di spionaggio estremamente articolata: raccolta di dati, registrazione di conversazioni, furto di documenti e attivazione di componenti hardware come microfoni e webcam. Questo Malware ha dimostrato quanto profondamente un attacco mirato possa entrare nei segreti politici e industriali di interi Paesi. Nel prossimo articolo Matrix Lab andrà ad illustrare quali sono nel dettaglio le minacce dei nostri tempi e come difendersi da queste.

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